Ecco l'intervista apparsa su www.musicologi.com


Intervista ai Sat 11

E finalmente un’intervista con i Sat 11! Anche se so che non è la prima… Raccontate un po’ di voi: da quanto siete in attività, chi siete, che genere suonate…
Doc: Per essere precisi abbiamo cominciato verso la fine del 2001, non c’era un bassista inizialmente, ed il primo concerto l’abbiamo fatto il 21 luglio del 2002… il genere che abbiamo voluto intraprendere è un rock melodico con influenze elettroniche (elettro-rock); siamo stati nel “limbo” dei musicisti per diverso tempo, finchè un giorno, per un puro colpo di fortuna, si è smosso qualcosa: avevamo pubblicato due brani demo sul portale di Vitaminic e, in seguito alla vetta più volte raggiunta nelle classifiche dei pezzi più scaricati del sito siamo stati contattati da una radio palermitana, Radio Amica, la quale era alla ricerca di bands emergenti per il suo programma. Da lì è nato tutto: un articolo sul Gazzettino, il Velvet che ci contatta per il primo concerto presso il locale, e così via. Sono seguite altre interviste, una su Tpn Hit Energy, una su Telepordenone, una su Canale 55 ed un’altra su Rockbottomzine.com, una fanzine statunitense che già ci ha recensito… in seguito abbiamo cambiato due volte batterista ed ora è integrata nel gruppo una “batteristessa”, Veronika Karancsy... questo per essere il più brevi possibile!

Ho notato… è molto insolito vedere batteriste tra le band, specie se non di nazionalità italiana; di dove sei esattamente, Veronika?
Veronika: Sono un mix... Nata in ungheria da madre italiana e padre ungherese. Ho vissuto lì fino a 23 anni dopodichè sono venuta ad Udine per motivi di studio. Cambiano varie band in 3 anni...nel 2005 sono approdata nei Sat11. E devo dire di essere felicissima di questo, perchè ho trovato non solo degli ottimi musicisti ma anche delle belle persone, il che conta molta quando si suona per passione! Il feeleng non è solo musicale ma anche personale, il che da, secondo me, una spinta in più anche nella musica. Nonostante abiti ad Udine e gli altri componenti siano di Pordenone, la lontananza non conta se le cose si fanno con passione e amore per la musica.
E’ stato duro il cambio di componente?
Anna: E’ stato un trauma parecchio grosso; esserci già passati con questa band l’anno prima è stato influente. Cambiare il batterista è la cosa più difficile all’interno di un gruppo: vuoi perché il feeling si era ormai creato, vuoi per l’abitudine, vuoi per l’amicizia, fatto sta che è stata dura ricominciare da zero con Veronika, ci abbiamo impiegato mesi per mettere a punto il tutto. Sinceramente pensavamo che quella con Storm fosse la formazione definitiva, finchè è arrivato il classico fulmine a ciel sereno; ci ha aiutato il fatto di avere ormai repertorio per un’ora e mezza circa, e la nuova arrivata aveva i brani da imparare. Se avessimo avuto solo 4 canzoni, credo che non avremmo retto all’impatto e ci saremmo sciolti… Invece dopo 4 anni siamo ancora qui, attivi e in piedi. Ora che abbiamo tirato il fiato possiamo dire di aver acquistato in immagine con una batterista!
Veronika: Se posso dire, è stata dura per tutti... il cambio nella sezione ritmica (basso o batteria) è sempre più traumatico, visto che sono le basi su cui si poggia poi la musica. Con gli anni si acquista un proprio “modo” di suonare, influenzato dalle musiche che si ascoltano o dalle esperienze precedenti ed è difficile “riprodurre” il modo di suonare di altri batteristi! Aggiungo anche che anche qui gli altri componenti della band si sono adoperati, come anche io, a riuscire ad amalgamare il mio modo di suonare col loro...e credo sia venuta fuori una bella cosa!

Tra le varie cose, quella che spicca su tutto è il fatto di suonare alcuni pezzi col click, cosa poco usata soprattutto perché difficile…
Veronika: E’ parecchio difficile in quanto devi concentrarti sulla musica e sul click contemporaneamente, col rischio di non sentirlo e di perdere il tempo con una base sotto che continua ad andare avanti per conto suo…
Anna: all’inizio ci abbiamo impiegato un po’ per capire come andava fatta funzionare la cosa; era bella l’idea di avere un suono il più completo possibile dal vivo e ci eravamo innamorati di questa idea. E’ stato un percorso lungo che alla fine ci ha portato a scoprire alcuni piccoli accorgimenti tecnici, man mano che acquistavamo pratica ed esperienza live; le soddisfazioni alla fine sono arrivate, a giudicare anche da quello che si diceva su di noi…

Tipo?
Pippo: “Minchia, questi sono bravi!” è la frase che si captava qua e là ogni tanto, quando ci vedevano salire sul palco con cuffie e cominciare a suonare in click.

Ho fatto un giro sul vostro sito e di recente l’avete totalmente aggiornato. A parte la nuova grafica, quali sono state le novità? Ho notato inoltre che, a differenza di altre bands, ha raggiunto quasi i 7000 accessi in un anno!
Doc: Internet è il più importante mezzo di comunicazione di massa al giorno d’oggi; diciamo che ci siamo organizzati con una campagna promo autoprodotta che ha portato, e porta ancora, i suoi risultati… abbiamo una newsletter che comunica le date dal vivo e le novità, e una chat che al momento, purtroppo, risulta essere una cosa poco utilizzata ma “fa figo” avercela, giusto per essere al passo coi tempi…
Pippo: La cosa più importante è tenere sempre aggiornato il proprio web; le novità che abbiamo introdotto alla fine di questa estate è una sezione “Merchandising” che – non ci speravamo, ma – funziona discretamente, il potenziamento della pagina dei downloads e di recente l’introduzione del forum.

La nuova “uniforme”: come è nata l’idea e a quale scopo?
Doc: l’idea ci frullava in testa da un po’ di tempo; volevamo trovare una linea comune di vestiti a buon mercato, per cercare di incrementare la nostra presenza scenica sul palco. Questa soluzione andava però integrata insieme ad altri accorgimenti, come ad esempio l’impiantistica: è importante oggi catturare l’attenzione del pubblico in qualche modo, non basta suonare bene e fare musica che piaccia, ci vuole anche un certo impatto visivo. Ed è per questo che il nostro intento è quello di cominciare a servirci di più luci, di una macchina del fumo e di congegni simili… tante cose che apparentemente sono stupidate ma che in realtà non lo sono. In nostro sogno? Usare un videoproiettore con cui proiettare immagini animate sullo sfondo. Vedi per esempio – un esempio a grande scala ovviamente fuori da qualsiasi portata - gli U2: sarebbero ancora loro se gli togliessi il maxischermo e il costosissimo impianto alle loro spalle, e li sbattessi in un pub qualsiasi della provincia? Non sarebbero più gli U2. Come esempio voglio citare il Summer Music 2005, in cui il service ha fatto il 50% del lavoro; non credo avremmo raggiunto lo stesso risultato se il service non ci avesse valorizzato così egregiamente.
Anna: …il problema è che mancano sempre i soldi: metterli di tasca nostra vale la pena finchè i costi sono abbordabili, mentre un service li adopera solo se adeguatamente rimborsato. E spesso nelle sagre i service sono pagati poco, al punto da rifiutarsi di portare la macchinetta sputafumo… ecco che allora cerchiamo di raggiungere compromessi…

Ma se suonaste in un pub? Lì la questione non sussiste, non c’è bisogno di service, niente luci, anche perché non siamo all’aperto in cui si può giocare con lo spazio a proprio piacimento…
Dade: Diciamoci la verità, il problema di chi fa musica propria, specie chi fa rock di un certo impatto sonoro come il nostro, è quello di non essere per nulla adatti ai piccoli locali, in cui il gestore si avvicina e ti dice “suona piano” perché –giustamente- i clienti si possono infastidire; mettere piano il volume equivale a perdere molto, è come suonare blues o un genere che vada bene come sottofondo, non di certo il nostro. C’è da dire anche che alla gente piace andare a farsi una birra in santa pace oppure in locali (dove si faccia musica dal vivo) in cui suona una particolare cover band: detto in altre parole, viene per ascoltare Vasco, Ligabue, eccetera e non per ascoltare musica che non ha mai sentito, perché magari non ha voglia di impegnarsi. Ecco quindi che abbiamo deciso piuttosto di diminuire le date dal vivo prendendo in considerazione solo quelle all’aperto o in grandi locali, dove l’acustica è buona e dove ci sia un service di supporto; date che in ogni caso sono sporadiche. Altro fattore è la tendenza di chi organizza, ad esempio, le sagre, al contenere al massimo le spese, e dove va a tirare la cinghia? Sulla musica dal vivo, naturalmente. Vuole farla a tutti i costi ma se fosse gratis sarebbe meglio…
Doc: Non c’è ancora una cultura della musica live, almeno qui in Friuli; nelle manifestazioni, come le sagre, la musica è solo un contorno, e se è gratuita tanto meglio. Ho partecipato a diverse discussioni sui forum riguardo il “suonare a pagamento”: posso dire che è risaputo che, finchè c’è gente che suona gratis, i gestori dei locali tendono al ribasso, ma ci siamo resi conto che, almeno per noi che proponiamo repertorio proprio e non siamo professionisti, o suoniamo a basso costo o senza retribuzione, o non suoniamo proprio. E a quel punto preferiamo farci conoscere e far circolare il nome, altrimenti vorrebbe dire appendere gli strumenti al chiodo. Aspettiamo che un qualche “manager” o agenzia live si accorga delle nostre potenzialità e si prenda cura di organizzarci qualche data, pagata quel tanto da soddisfare le esigenze sue e le nostre; da parte nostra noi garantiamo una buona performance, il resto viene da sé… i riscontri ottimi li abbiamo avuti, crediamo molto in quello che facciamo.

Non sarebbe più semplice una soluzione come ad esempio lo scambio di date tra varie bands?
Pippo: guarda, il discorso regge fino ad un certo punto, ovvero va esteso solo ad alcuni gruppi. E’ un’esperienza che abbiamo provato sulla nostra pelle: una volta abbiamo fatto suonare un gruppo (di cui non faccio il nome) come spalla in un nostro concerto; questi avevano avuto anche la possibilità di un ingaggio per il mese successivo per una data tutta loro. Non so come sia andata a finire, fatto sta che il giusto ricambio al favore purtroppo non c’è mai stato. Invece posso dire che gli unici con cui ci siamo sempre trovati bene sono gli Escapism di Latisana e gli Inter Nos, di Pordenone come noi: sono gli unici con cui siamo riusciti a scambiarci concretamente delle date, belle o brutte che siano state ma comunque un esempio lampante di correttezza, e con i quali vorremmo portare avanti altre iniziative. Ultimamente abbiamo fatto uno scambio di link con gli Havana, gruppo ska sempre di Pordenone, speriamo possa svilupparsi qualcosa anche con loro. Per il resto, posso dire che tendiamo la mano a chiunque voglia farsi avanti, ma stavolta non ci facciamo più avanti per primi ma diciamo: “comincia tu”.

Avete partecipato a diversi concorsi e so che la situazione che vi si è parata davanti non sempre è stata rosea e pulita…
Dad:e Un anno fa in regione si è tenuto un piccolo concorso in cui, forse per spregio nei nostri confronti, ci classificarono ben ULTIMI: questo perché evidentemente avevamo irritato l’organizzazione che premeva per un cambio palco il più rapido possibile, che per ripicca ha deciso di umiliarci. A Maggio si è tenuto Rock Targato Italia ma non abbiamo passato le selezioni Veneto-Friuli, che dovevano essere inizialmente tenute solo da noi in regione e non estese al Veneto, ma poi continuamente rinviate; al Summer Music scorso, tenutosi in agosto, le nostre speranze erano ormai esaurite, e quando meno ce l’aspettavamo ecco arrivare il premio ai nostri sforzi, ovvero miglior cantante e terzo gruppo classificato in concorso. Direi che su una quarantina di partecipanti non è male come piazzamento, no? Puzza invece il fatto che un anno fa, dove abbiamo suonato alla stessa identica maniera, ci avessero considerato un gruppo praticamente senza speranze, inferiore a quelli la cui età media era 16 anni… E dire che – senza false modestie – la tecnica ce l’abbiamo e i nostri brani sono piacevoli ed hanno avuto un ottimo riscontro…
Pippo: la considerazione che mi sento di fare io è che – caso assai strano – i gruppi che venivano da fuori venivano stroncati e premiati quelli locali. Ed è una cosa abbastanza generalizzata: vincono spesso, non sempre, bands che hanno qualcuno alle spalle che spinga. Al giorno d’oggi oltre che essere bravi ci vuole anche quello… soprattutto quello. E comunque alla faccia loro abbiamo da sfruttare ora 20 ore di registrazione in studio: come possono vedere, noi siamo ancora qui, attivi e più forti che mai.

Non solo, ma avete spesso ricevuto insulti gratuiti sul vostro sito…
Doc: Quello fa parte ormai della routine. Ultimamente abbiamo avuto a che fare con persone che forse per scherzo o non so cos’altro hanno cominciato ad insultare nel vero senso della parola con frasi tipo “fate schifo”. Non solo, anche sul forum è capitato di essere messi sotto pressione con critiche distruttive, forse allo scopo di scatenare una polemica apposta. Bah, quello che dico io è che invece che stare a sperare nella disfatta di una band, bisognerebbe anzitutto ammettere i propri limiti ed aiutarsi a vicenda a superare gli ostacoli, e se c’è una critica da fare, c’è modo e modo di farla. E’ passata gente che ci ha espresso le sue critiche nella giusta maniera, e la cosa è stata molto apprezzata. Ma è passata anche gente mossa dall’invidia, convinta del fatto che addirittura ci facessimo i complimenti da soli e cancellassimo le cose che non volevamo sentirci dire: e invito costoro a sfogliarsi bene tutto il guestbook e spulciare sul forum (c’è una discussione che abbiamo preferito “congelare” anzichè cancellare) per smentire ciò che hanno detto. E soprattutto li invito ad ascoltarci dal vivo per farsi un’idea prima di sentenziare… poi, credano ciò che vogliono, pensino pure che ci scriviamo i complimenti da soli (ahiahi, basta guardare gli indirizzi IP per capire che non sono i nostri!), la cosa non ci riguarda… Il discorso semplice è questo: Sat 11, parlatene bene, parlatene male, purchè se ne parli (è una frase tratta da un lungo complimento che ci è stato fatto sul guestbook che mi è piaciuta e voglio coniare).

Come sfrutterete le ore di registrazione in studio vinte al Summer Music?
Dade: Anzitutto buttandoci a registrare un nuovo demo; abbiamo 5 pezzi nuovi rispetto all’album precedente, “Sat Eleven”, e un basso su cui si può giocare rispetto a prima. In pratica ci stiamo cimentando in un filone ancora più sperimentale, in cui gli arrangiamenti sono meglio curati; d’altronde siamo maturati dalla prima volta, la formazione è cambiata e le idee abbondano.
Anna: La linea vocale melodica sarà sempre la stessa, cioè rendere ascoltabile una base strumentale più “strana”: questo per permettere l’ascolto anche ad una fascia di pubblico più vasta, e perché è semplicemente il nostro modo di fare musica.

Siamo alle ultime domande… una curiosità: perché il nome “Sat Eleven”?
Pippo: Non c’è un perché preciso, semplicemente un nome nato per caso che ci piaceva per l’assonanza e basta… “Sat” sta per “Satellite” e “Eleven” si accoppiava bene…
Anna: E pensare che inizialmente ci chiamavamo “Le sedie di Marte”! Abbiamo voluto restare in tema spaziale, e così è nato “Sat Eleven”. Finalmente, dopo tante esperienze precedenti, avevamo un nome che reggeva… da qui l’impegno a mantenerlo alto, perché non era il caso di fare come altri gruppi che adottano la tecnica classica del cambio del nome dopo una brutta figura, per non farsi riconoscere…

Progetti immediati e futuri?
Pippo: Spingere la promo della band al massimo. Promuovere iniziative di collaborazione tra band che siano concrete e non solo parole, puntare le energie sul nuovo demo, e tutto ciò che sia pubblicità. Riuscire a fare non più concerti ma veri e propri spettacoli e, prima o poi, impiegare una tecnologia più accattivante; e chi vivrà vedrà… internet è uno strumento efficace di cui facciamo largo uso per diffondere il nostro nome, e intendiamo continuare a farlo.

Per questo saluto i Sat 11 invitandovi a visitare il loro sito ufficiale www.sat11.it, e ad entrare nel loro universo musicale!

Duffyduck